
Come guadagnare con Spotify?
Spotify è una piattaforma di streaming musicale tra le più famose del mondo. Tra le varie possibilità di utilizzo di Spotify non possiamo dimenticare la

Spotify è una piattaforma di streaming musicale tra le più famose del mondo. Tra le varie possibilità di utilizzo di Spotify non possiamo dimenticare la
Comprare follower su TikTok è davvero una truffa… o è solo quello che vogliono farti credere?
Su TikTok tutti parlano di “autenticità”, ma poi il 90% dei creator vive ossessionato dai numeri: follower, like, visualizzazioni. E qui arriva il paradosso: tutti criticano chi compra follower, ma nessuno vuole sembrare un principiante fermo a 83 seguaci. La vera domanda, quindi, non è morale ma strategica: quello che stai per comprare ti farà avanzare… o sarà solo zavorra digitale?
Questo articolo non ti dirà semplicemente “compra” o “non comprare”. Ti aiuterà a capire come leggere i numeri in chiave strategica e business, valutando il ritorno sull’investimento (ROI), le soglie che sblocchi e i rischi nascosti dietro l’acquisto di social proof. Perché comprare numeri ha senso solo se rientra in una strategia ben strutturata, fatta di contenuti di qualità, audience vera e un piano di monetizzazione chiaro.
Se vuoi trasformare TikTok da semplice vetrina a macchina da soldi, devi capire cosa stai comprando realmente quando metti mano al portafoglio. Non è solo un contatore che cresce: è una soglia che ti apre porte, ti permette l’accesso a nuove funzioni, ti rende appetibile per i brand e ti posiziona in un “campionato” più alto agli occhi degli utenti.
Su TikTok, il numero di follower non è solo estetica: è una chiave che apre (o chiude) alcune porte.
Diversi creator e piattaforme di monetizzazione confermano che specifiche funzioni diventano attive solo oltre certe soglie: ad esempio le LIVE con regali (da circa 1.000 follower), una maggiore credibilità per il TikTok Creator Marketplace, o semplicemente una percezione più solida da parte di brand, agenzie e utenti.
Per un osservatore esterno — e spesso anche per l’algoritmo — il numero di follower è il primo filtro, quello che decide se il tuo profilo “gioca un certo ruolo” oppure resta invisibile.
Dipende dal tuo modello di monetizzazione.
Metrica | Cosa sblocca concretamente | ROI per business type |
Follower | Live/regali (da 1k), Creator Marketplace, appeal brand | Alto per sponsorship, live shopping, posizionamento |
Like | Migliora segnale algoritmo per singolo video | Medio per viralità, basso per monetizzazione diretta |
Visualizz. | Reach iniziale, test algoritmo | Alto per awareness, basso per conversione |
Molti pensano che comprare follower serva a diventare virali. Falso.
TikTok testa ogni video su un piccolo campione reale: i follower acquistati non influenzano direttamente l’algoritmo.
A cosa servono allora?
– A superare soglie tecniche (come le LIVE)
– A sembrare “degno di essere seguito”
– A entrare nel radar dei brand
– A dare un boost alla tua autorevolezza percepita
In pratica: non fanno crescere l’engagement diretto, ma creano le condizioni perché la crescita organica possa partire sul serio.
Quanto comprare e come farlo senza rovinare il profilo
Comprare follower male è facile. Comprare follower bene è strategia.
→ Compra in micro–lotti
Evita i salti innaturali: +200 / +500 follower per step è realistico.
→ Abbina ogni acquisto a una fase di contenuti costanti
TikTok deve vedere attività reale, non un’impennata sospetta.
→ Evita follower fantasma
Preferisci profili realistici, con foto e attività minima.
→ Monitora le prime 72 ore
Se qualcosa è strano, fermati. I servizi seri rimpiazzano eventuali drop.
Questo ti permette di aggiungere social proof senza distruggere engagement rate e credibilità.
Che piaccia o no, gli utenti ragionano per “livelli”.
È la fase invisibile. Le persone dubitano della tua competenza e i brand non ti notano.
Qui scatta la percezione di valore:
Diventi automaticamente più autorevole, anche se parte del boost è stato acquistato.
Il numero non crea talento, ma crea apertura mentale negli utenti.
E questo basta per far lavorare i tuoi contenuti in modo più efficace.
Questi esempi mostrano percorsi concreti di crescita su TikTok. L’acquisto di follower o visualizzazioni può essere strategico solo se lo usi con una strategia ben curata: non come scorciatoia isolata, ma come leva tattica per superare soglie iniziali, combinata con contenuti di qualità, frequenza e funnel di conversione.
Esempio Khaby Lame (reale, 100% organico)
Profilo iniziale: account creato nel 2020, primi 6 mesi sotto 1.000 follower, contenuti semplici di reazione a life hack complicati. Strategia: 3-5 video al giorno, formato ultra-breve (15 sec), hook perfetti nei primi 3 secondi. Punto di svolta: a 10.000 follower, un video raggiunge 1M view → esplosione a 50M follower in 6 mesi. Monetizzazione: contratti milionari con Hugo Boss, Fortnite. Lezione: qualità + frequenza sconfiggono tutto, senza boost.
Esempio di un Creator italiano fitness (reale, boost iniziale + organico)
Profilo iniziale: marzo 2024, 150 follower, workout a casa. Decisione: spende 200€ per 2.500 follower “reali italiani” → passa a 2.650 in 1 settimana. Dopo: micro-collaborazioni locali + 1 video/giorno → 18.000 follower organici in 6 mesi. Monetizzazione: 12.000€ primo anno (sponsor, consulenze), ROI boost +5.900%. Lezione: boost tattico vicino a soglie → crescita organica che ripaga.
Esempio di Giulia, e-commerce gioielli (ipotetico realistico)
Mese 1: lancia TikTok per collane personalizzate, 80 follower dopo 15 video, zero vendite. Decisione: compra 1.000 follower italiani (80€), lancia challenge #IlTuoNomeInOro → +2.800 organici in 10 giorni. Mese 2-3: attiva live shopping, 17 vendite (1.200€) + primo brand deal (500€). Mese 6: 14.000 follower, 8.500€ fatturato TikTok. Lezione: boost per “effetto deserto” → contenuti trasforma numeri in clienti (pattern comune in e-commerce beauty/gioielli).
I brand non guardano solo il numero totale: contano retention, tasso di interazione, click e conversioni.
I follower comprati possono abbassare l’engagement… solo se li compri male.
Se invece li compri in modo coerente con la tua nicchia e dentro una strategia chiara, questi limiti vengono superati facilmente: il boost è solo un acceleratore.
TikTok non punisce “chi compra follower”: punisce i profili sospetti.
Ecco i segnali reali:
→ Spike innaturali di follower senza video virali
→ Engagement incoerente con i numeri in bio
→ Follower tutti uguali (bot senza foto e contenuti)
→ Crescita numerica ma inattività nei contenuti
Per evitare problemi:
Finché la crescita sembra umana, TikTok non ti penalizza.
Ci sono casi in cui il boost non serve e diventa solo spreco di soldi.
Amplifichi solo il caos.
Non hai niente da “accendere”.
Il boost non ti porta soldi, solo numeri.
Cerchi una scorciatoia senza strategia
Il profilo cresce fuori ma resta vuoto dentro.
La regola d’oro:
Non comprare follower per sembrare famoso, ma per accelerare una strategia che già funziona.
La vera domanda: cosa stai comprando, davvero?
Alla fine, non è questione di essere pro o contro.
La vera domanda è questa:
“Questi follower comprati mi sbloccano opportunità oppure no?”
Se ti danno accesso a funzioni, soglie, credibilità, brand e monetizzazione, allora è un investimento.
Se restano solo un numero da esibire, sono ego digitale.
Nel marketing dei social conta una semplice legge:
Non vince chi resta puro, vince chi capisce come funziona il gioco.
È ormai chiaro a tutti: nessuno si fida dei profili vuoti. E no, non è colpa dell’algoritmo.
C’è una grande bugia che ripetiamo continuamente nel mondo digitale:
“Conta la qualità, non i numeri.”
La diciamo, la scriviamo, la usiamo come mantra…
ma nella vita reale non ci comportiamo affatto così.
Siamo sinceri: se cammini per una via piena di ristoranti e ne vedi due uno accanto all’altro, uno pieno e uno vuoto, dove entri?
In quello pieno. Sempre.
E sai qual è la cosa più ironica?
Prendi quella decisione senza aver assaggiato nulla.
Non sai se è davvero buono, se il cuoco ha starnutito nel piatto o se le recensioni online sono pilotate: ti basta vedere che gli altri ci sono già andati.
È una scelta logica? No.
È una scelta umana? Sì.
Ed è un meccanismo studiato e documentato da decenni in psicologia sociale.
Allora la domanda è inevitabile:
perché sui social dovrebbe funzionare diversamente?
Siamo animali sociali.
Abbiamo un istinto antico: la folla ha ragione.
Non importa che si tratti di Instagram, di un ristorante, di un negozio, di un politico o di un influencer: il cervello reagisce allo stesso modo.
La psicologia lo chiama social proof, o “prova sociale”.
Robert Cialdini, uno dei più influenti studiosi di persuasione, la elenca tra le leve fondamentali che guidano il comportamento umano.
In parole semplici: le persone si fidano di ciò di cui si fidano gli altri.
E non è una debolezza, è un meccanismo evolutivo.
Immagina i nostri antenati: dovevi capire cosa era sicuro da mangiare, dove trovare acqua, quale sentiero evitare.
Era molto più saggio osservare cosa faceva il gruppo invece di improvvisare.
Chi ignorava sistematicamente la maggioranza spesso non arrivava al giorno dopo.
Siamo diversi oggi?
No. Siamo solo più tecnologici.
Se vuoi prove concrete, la scienza ha già fatto il lavoro sporco.
L’esperimento del “guardare il cielo” – Stanley Milgram, 1969
Milgram piazzò delle persone in strada con l’istruzione di guardare verso l’alto.
Risultato?
Se una sola persona guardava il cielo, pochi passanti si fermavano.
Se un gruppo intero lo faceva, la maggior parte imitava il gesto.
Imitazione automatica, effetto massa, prova sociale in azione.
È lo stesso riflesso che scatta quando vedi un profilo con 38.000 follower accanto a uno con 238.
L’esperimento della “sala piena”
In diversi studi sulla psicologia del pubblico è stato osservato che:
una sala teatrale piena fa percepire lo spettacolo come più bello
l’applauso è contagioso
la presenza della folla aumenta la soddisfazione dichiarata
E, dettaglio fondamentale: in molti casi, parte di quella “folla” era composta da comparse.
Percepire → valutare → credere.
Questo è il processo.
L’effetto “Busy Store” nel retail
Nel commercio al dettaglio è stato misurato che i negozi che appaiono più affollati attirano più clienti rispetto ai negozi vuoti, anche a parità di prodotti.
Se vedi movimento, pensi che lì ci sia qualcosa di buono.
Se vedi vuoto, pensi che ci sia qualcosa che non va.
Ancora una volta: è biologico, non razionale.
Gli studi sui social media
La ricerca sul marketing digitale conferma che:
un profilo con più follower viene percepito come più autorevole
la credibilità aumenta anche se non tutti i follower sono realmente attivi
profili con numeri troppo bassi tendono a essere scartati a livello percettivo, quasi “non visti”
Tradotto: la massa critica è un fattore psicologico, non solo numerico.
Non devi avere 300.000 follower per sembrare autorevole.
Ma devi superare la barriera dell’irrilevanza.
Gli esempi reali: la prova sociale è ovunque
Non serve parlare solo di Instagram. La prova sociale governa ogni settore.
Gli chef stellati
Molti ristoranti stellati sono prenotati per mesi prima ancora che il cliente medio abbia provato la cucina.
Ci vai perché ci vanno gli altri.
Ci vai perché il nome “riempie” il locale più dei piatti.
La moda e l’effetto celebrità
Un brand sconosciuto può rimanere invisibile per anni.
Poi una celebrità indossa un suo capo una volta e il giorno dopo è sold-out.
Il prodotto è lo stesso.
La percezione no.
Locali e discoteche
Non è un segreto: molti locali usano da decenni la stessa strategia.
Aprono, riempiono con staff, PR, amici, e fanno entrare il pubblico quando il locale “sembra pieno”.
Perché funziona?
Perché nessuno vuole entrare nel locale vuoto.
E, allo stesso modo, nessuno è attratto da un profilo social che appare deserto
C’entrano eccome.
Oggi ci sono migliaia di professionisti, consulenti, coach, freelance, esperti, creator, tutti con qualcosa da dire.
Un potenziale cliente scorre ogni giorno centinaia di contenuti.
La sua attenzione dura frazioni di secondo.
In quel tempo ridicolo il cervello deve decidere:
“Vale la pena?”
“È uno sconosciuto qualunque?”
“È affidabile?”
“Lo seguono già altri?”
Qui arriva la realtà scomoda:
Un profilo con 129 follower non comunica autorevolezza.
Un profilo con 3.800 follower sì.
Anche se i contenuti sono identici.
Anche se il servizio è lo stesso.
Anche se nessuno dei follower acquistati comprerà mai nulla.
Perché la prima barriera non è la qualità.
È la percezione.
E la percezione è pesantemente influenzata dai numeri, come mostrano gli studi su reputazione e fiducia online.
Mettiamo subito in chiaro una cosa:
Non compri follower per vendere.
Non compri follower per aumentare l’engagement.
Non compri follower come scorciatoia verso il successo.
Quello che compri — se lo fai con criterio — è immagine.
Un segnale sociale.
Una base minima che dice: “Qui c’è movimento.”
È lo stesso principio delle folle iniziali ai lanci dei negozi, dei PR che riempiono i locali, delle code all’ingresso degli store più famosi, delle recensioni incentivate sulle piattaforme.
Vogliamo davvero fingere che tutto questo non esista?
Che il mondo offline non usi da sempre gli stessi identici meccanismi?
Sarebbe poco onesto.
Obiezione 1: “Non è autentico.” Nemmeno i ristoranti pieni di amici dello chef il giorno dell’apertura lo sono. Nemmeno i brand vestiti dalle celebrità “per caso” lo sono.
Obiezione 2: “È una scorciatoia.”
Sì.
Come qualunque strategia di marketing pensata per accelerare la percezione, non necessariamente la sostanza.
Obiezione 3: “Non serve.”
Dipende.
Se parti da zero, avere zero segnali social può penalizzarti più di quanto immagini, perché vieni scartato prima ancora che il tuo contenuto venga considerato.
Questo non significa trasformarsi in un collezionista di numeri vuoti. Significa usare la prova sociale come spinta iniziale, non come stampella eterna.
– Puntare a una base credibile, non a numeri ridicoli per la tua nicchia.
– Continuare a pubblicare contenuti utili, coerenti e allineati al servizio che offri.
– Curare la qualità delle interazioni reali: DM, commenti, collaborazioni.
La prova sociale ti apre la porta.
La sostanza decide se restano.
Puoi essere un ottimo professionista.
Puoi avere un servizio eccellente.
Puoi creare contenuti utili, costanti, accurati.
Ma se la prima impressione non supera la barriera psicologica della prova sociale, non ti ascolteranno.
Non ti apriranno.
Non ti valuteranno.
E non perché non vali, ma perché non sembri valere.
La decisione viene presa prima del contenuto.
Prima del valore.
Prima dell’offerta.
Questo non è romanticismo né cinismo: è il modo in cui funziona la mente umana quando deve decidere in fretta.
Non devi trasformarti in un influencer.
Non devi comprare migliaia di follower fake.
Non devi ingannare nessuno.
Ma devi capire una cosa: nel mondo digitale, il tuo profilo è il tuo ristorante.
La gente entra dove vede movimento.
Dove percepisce interesse.
Dove gli altri sono già entrati.
Non è giusto, forse.
Non è poetico.
Ma è umano.
E i dati, da anni, lo confermano.
I numeri non garantiscono la qualità.
Ma spesso sono l’unico motivo per cui qualcuno scopre che la qualità c’è.
Ogni anno migliaia di creator aprono un canale YouTube con entusiasmo: idee, energia, voglia di mettersi in gioco. E ogni anno una buona parte di questi canali resta ferma, invisibile, intrappolata in una crescita che sembra non arrivare mai.
Non è quasi mai un problema di talento. E spesso non è nemmeno un problema di contenuti scadenti. La domanda che torna sempre, magari dopo mesi di tentativi, è una sola: perché il mio canale YouTube non cresce?
Per rispondere davvero bisogna guardare a ciò che è successo nel 2025, perché è lì che si è consolidato un meccanismo che nel 2026 diventerà ancora più evidente.
Fino a qualche anno fa la regola sembrava semplice: carica video con regolarità, migliora col tempo e prima o poi l’algoritmo ti premierà. Nel 2025 questa logica ha smesso di funzionare per la maggior parte dei canali piccoli.
YouTube oggi non valuta solo cosa pubblichi, ma come reagisce il pubblico nelle prime ore. Se un video parte piano, genera poche visualizzazioni e non attiva subito interazioni, l’algoritmo non lo penalizza: semplicemente smette di investirci attenzione. Non perché sia “brutto”, ma perché non ha dimostrato abbastanza in fretta di meritare altri test.
Ed è qui che nasce la frustrazione. La sensazione di fare tutto nel modo giusto, ma di non superare mai quella soglia invisibile che fa partire davvero la distribuzione.
Nel 2025 YouTube non ha rivoluzionato il suo algoritmo, lo ha reso più selettivo. L’obiettivo è diventato ridurre al minimo i test su contenuti che non mostrano segnali immediati di interesse. In pratica, YouTube ha smesso di accompagnare la crescita dei canali: oggi li mette alla prova, e se non rispondono abbastanza bene, va avanti.
Questo ha un effetto diretto sui canali piccoli. Se i primi video non raccolgono abbastanza dati, il sistema non ha motivo di insistere. Non è una questione di potenziale teorico, ma di segnali concreti.
Il nodo centrale è sempre lo stesso: mancanza di visibilità iniziale.
Se un video viene mostrato pochissimo:
non genera watch time significativo
non raccoglie interazioni utili
non fornisce dati sufficienti
Di conseguenza, non attiva nessuna spinta.
Si crea così una spirale difficile da spezzare: pochi video, poche visualizzazioni, nessun test reale. Molti canali restano bloccati qui non perché siano peggiori degli altri, ma perché non riescono mai a diventare “rilevanti” agli occhi del sistema.
La soglia dei 1000 iscritti viene spesso vista solo come un requisito tecnico per la monetizzazione, ma nel 2025 ha assunto un peso molto più profondo.
Sotto quella cifra un canale viene percepito come acerbo. Non solo dagli utenti, ma anche da brand, altri creator e persino dai meccanismi interni di YouTube. Superare quella soglia cambia il modo in cui il canale viene valutato, osservato e, soprattutto, testato.
È per questo che tanti creator rimangono fermi a lungo sempre nello stesso punto, anche migliorando la qualità dei contenuti.
Nel 2025 YouTube ha spinto molto sulle collaborazioni, rendendole una delle leve più forti di crescita. Ma le collaborazioni non funzionano in modo equo.
I creator cercano altri creator che abbiano già un pubblico. I brand fanno lo stesso. Senza numeri minimi credibili, è difficile entrare in questi circuiti. Non per snobismo, ma per rischio: nessuno vuole investire tempo o budget su un canale che non ha dimostrato di saper reggere traffico.
Ancora una volta, il problema non è la qualità, ma la posizione di partenza.
A questo punto diventa chiaro un aspetto che spesso viene frainteso. Su YouTube non vince necessariamente il contenuto migliore in assoluto. Vince quello che, nelle prime fasi, dimostra di funzionare su un pubblico abbastanza ampio da essere statisticamente rilevante.
Lo stesso identico video, pubblicato su:
un canale con una base attiva
o su un canale appena nato
avrà destini completamente diversi.
Il primo fornisce subito dati, segnali, comportamento dell’utente. Il secondo no. A parità di qualità, il contesto conta quanto — e spesso più — del contenuto.
Qui è dove molti sbagliano prospettiva. Visualizzazioni e iscritti non servono principalmente a “fare bella figura”. Servono a rendere un canale testabile.
Un video che ottiene qualche migliaio di visualizzazioni con una buona retention diventa interessante per YouTube perché genera dati attendibili. Lo stesso video, con poche decine di visualizzazioni, resta statisticamente irrilevante. Non perché sia peggiore, ma perché non offre abbastanza informazioni.
È per questo che tanti buoni contenuti restano sepolti: non arrivano mai al punto in cui il sistema ha motivo di scommetterci.
È universalmente riconosciuto che Google domina il panorama dei motori di ricerca. Qualunque sia la tua attività, l’importanza delle recensioni su Google è indiscutibile.
Si stima che Google elabori circa 63.000 ricerche al secondo. Le Recensioni Google, offerte insieme a Google My Business, hanno conquistato la fiducia degli utenti di Google, diventando una delle piattaforme di recensioni più grandi e affidabili.
Secondo il Consumer Review Survey di Bright Local, sfruttare il traffico di ricerca da recensioni Google è fondamentale per ogni attività commerciale.
L’indagine rivela che l’85% degli utenti si fida più dei feedback online rispetto alle raccomandazioni personali. Ecco perché gli utenti si affidano a Internet per ogni dubbio sui loro acquisti.
Cosa otterrai da questo articolo?
Nel Digital Marketing, creare fiducia tra gli utenti è essenziale per il successo di qualsiasi business online. Per questo motivo, molte aziende investono nei servizi di gestione della reputazione online. Le recensioni su Google sono popolari, e gli utenti le leggono prima di decidere di effettuare un acquisto. Ecco alcune statistiche da tenere in considerazione:
Oltre il 90% degli acquirenti legge recensioni online, mentre l’80% si fida di queste recensioni.
Più del 70% degli intervistati afferma che una recensione positiva ha aumentato la fiducia in un marchio.
Con Google My Business è possibile aggiungere il nome, il prodotto e i servizi di qualsiasi attività. Questo aumenta le possibilità che la tua attività appaia nei risultati di ricerca locali quando un utente cerca il tuo prodotto/servizio. Avere recensioni positive su Google aumenta la conversione di questi utenti locali.
Google monitora l’attività delle valutazioni e le aziende con un alto numero di valutazioni vengono riconosciute. Le recensioni positive possono portare le aziende nel “Local Pack” di Google, risultando in una maggiore visibilità nei risultati di ricerca locali in base alla posizione. Inoltre, mostrare valutazioni a stelle elevate nei risultati dei motori di ricerca crea reputazione per un’attività.
Gli utenti preferiscono generalmente le aziende con valutazioni elevate rispetto a quelle con valutazioni scarse o nulle. È dimostrato che il CTR (Click-Through Rate) aumenta quando le valutazioni sono mostrate nei SERP (Search Engine Results Pages). Questo può essere raggiunto implementando un corretto schema di markup.
Le Recensioni Google creano cicli di feedback positivi, fornendo indicazioni su: quali servizi e prodotti ricevono gli utenti, i pro e i contro di un’attività e se queste soddisfano le aspettative dei clienti.
La gestione della reputazione online e l’ottimizzazione dei motori di ricerca sono sostanzialmente diversi, ma creano un impatto significativo quando combinati. Le statistiche dimostrano che le recensioni online possono aumentare il ranking di un sito web sui motori di ricerca, mentre Google considera la quantità e la qualità delle recensioni nel dare questi ranking. Tuttavia, è importante ottenere recensioni online di alta qualità.
Come sappiamo, le recensioni su Google creano fiducia nei clienti, aumentano i tassi di clic, migliorano il traffico organico e i tassi di conversione. Tutto ciò fa parte del SEO e, se utilizzato nel modo giusto, può portare a un ottimo ritorno sull’investimento (ROI) per un’attività. Potrebbe richiedere del tempo, ma vale la pena aspettare.
Nel generare i ranking sui motori di ricerca, Google considera anche le recensioni provenienti da altre piattaforme. Un concorrente potrebbe condurre campagne per danneggiare la tua reputazione aziendale. Le recensioni positive da altre piattaforme proteggeranno un’attività da questo tipo di problema. È importante conoscere le piattaforme correlate al tuo settore, altrimenti le recensioni potrebbero non avere molto effetto.
Le aziende possono beneficiare della pubblicità gratuita attraverso una solida reputazione su Google. Ogni recensione positiva dell’attività viene visualizzata a un ampio pubblico, e raccogliere queste recensioni su Google aiuterà le imprese a influenzare positivamente i potenziali clienti. Le recensioni su Google possono anche migliorare il ROI di altri canali di marketing.
Rispondere professionalmente a tutti i feedback crea una relazione solida con i clienti. Questo costruisce le fondamenta per la fedeltà al marchio e una base clienti più ampia. Le relazioni con i clienti sono come i pilastri di un’attività di successo, quindi devono essere costruite con cura.
Le iniziative di marketing legate alle recensioni Google dovrebbero essere una parte integrante di ogni business. In generale, le persone preferiscono controllare le recensioni online prima di decidere di acquistare qualcosa.
Concentrarsi sulle recensioni Google creerà sicuramente un impatto tremendo nell’aumentare la visibilità del marchio, costruire fiducia e credibilità.